Finchè Parkinson non ci separi
Conosco la malattia di Parkinson, e non solo perché
sono medico, quanto soprattutto per averla vissuta indirettamente
da figlia: conosco la sofferenza, la negazione,
ne conosco i disagi, ma anche le battaglie, la forza,
mi è familiare la volontà di combattere quel nemico
che si intrufola nella vita di chi si ammala, pretendendo
di dominarne azioni e sentimenti.
E so, oggi più di ieri, grazie anche all’esperienza della
Fondazione Antonietta Cirino Onlus, Progetto Parkinson
Avellino, che ho fortemente voluto (insieme al mio
papà) per arrecare sollievo a quanti hanno per compagno
di viaggio questo intruso, che la convivenza con
questa malattia può contribuire a compiere un viaggio
interiore alla riscoperta di risorse fino ad allora sconosciute,
inattese, ma che hanno la capacità di tramutare
il debole, l’apparentemente debole, in leone dotato di
straordinario vigore e forza, al punto da trasformare il
nemico Parkinson in amico.
«La forza dell’amore trasforma la sofferenza», ci ha
ricordato di recente Papa Francesco, e la lettura di queste
pagine, intreccio ben riuscito di finzione e realtà,
hanno evocato in me esattamente questo sentimento:
questa storia, che narra di amore e velatamente di sofferenza,
dimostra come l’Amore sia la vera forza travolgente
che poi ti fa sentire talmente abile da scalare
vette ritenute invalicabili.
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